Lunedi 10 novembre, alle ore 16,30, presso l'Aula Magna della Cittadella universitaria dell'Università di Cagliari (Monserrato) il Presidente della Conferenza Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Scienze e Tecnologie (e Preside della facoltà di Scienze
dell'Università di Cagliari) Roberto Crnjar presenterà alla stampa il documento indirizzato al Governo e all'opinione pubblica in merito alle problematiche della
riforma universitaria.
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sabato 8 novembre 2008
sabato 25 ottobre 2008
Scienziati di ventura a Villa Clara.
Le prospettive della ricerca in Italia, il problema della fuga dei cervelli, il ruolo dell'università e della ricerca privata saranno i temi al centro della presentazione del libro Scienziati di ventura di Andrea Mameli e Mauro Scanu (Edizioni Cuec, 2007) il 29 ottobre a Cagliari (con inizio alle 18 e 30) per il ciclo Clara Libera. Ne parleranno con gli autori il giornalista Roberto Morini (La Nuova Sardegna) e il ricercatore Michele Saba (Dipartimento di Fisica, Università di Cagliari).In collaborazione con la Biblioteca Provinciale di Cagliari per il ciclo Pagine di Scienza.
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domenica 19 ottobre 2008
Lezioni di fisica a Montecitorio il 20 ottobre.
ANSA - ROMA, 19 OTTOBRE - Docenti e studenti del dipartimento di Fisica della Sapienza organizzeranno domani lezioni di fisica davanti alla Camera dei deputati. Per protestare contro il governo e la legge 133. E' l'ultima forma di protesta, dicono gli organizzatori dell'iniziativa, contro 'i tagli all'universita' e alla ricerca, la trasformazione degli atenei pubblici in fondazioni di diritto privato e il turn over bloccato al 20%'.
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giovedì 27 marzo 2008
Il club degli eccellenti
IL CLUB DEGLI ECCELLENTI (La Voce 25.03.2008) è il titolo di un articolo di Tullio Jappelli e Fausto Panunzi che fa le pulci alla notizia (Nasce il club dei 19 atenei d’élite, Corriere della Sera, 16.03.2008) pubblicata nei giorni scorsi della proposta dei rettori di 12 atenei di costituire un’associazione per la qualità delle università italiane statali.
lunedì 29 ottobre 2007
Università italiana e Finanziaria
(Agi) - Roma, 29 ottobre 2007 - "La Finanziaria 2008 fa piccoli passi nella giusta direzione. Ci sono più risorse per la ricerca e per i giovani ricercatori. Forse sono insufficienti. Ma sono passi che vanno nella direzione giusta". Lo ha detto il ministro dell'università e della ricerca Fabio Mussi a commento della situazione della ricerca in Italia.
"Un discorso analogo - ha aggiunto il ministro - vale per l'università. Nel patto per l'efficienza e la stabilità che, insieme al ministro per l'economia Tommaso Padoa-Schioppa, abbiamo proposto alle università, c'è sia la stabilizzazione del Fondo ordinario che nel 2008 consentirà alle università di uscire dall'incertezza e dall'ansia che ogni anno le procurano l'aumento dei costi del personale e l'inflazione della moneta sia la destinazione di una sua parte non trascurabile (il 5 per cento, per un ammontare di 350 milioni di euro) agli atenei che avranno i bilanci a posto e otterranno le migliori performance in ricerca e didattica. Anche in questo
caso la direzione è giusta".
Ma Mussi ha ribadito più volte che la qualità della ricerca italiana non è affatto bassa. E a riprova di ciò ha sottolineato i risultati di una serie di indagini internazionali. "La qualità della ricerca italiana - ha infatti detto il ministro - non è male. Lo dicono una serie di indagini indipendenti internazionali, da quelle realizzate dall'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) a quelle proposte, nel 2004, da David King, capo dei consiglieri scientifici del governo inglese sulla rivista Nature. I ricercatori italiani son tra i più produttivi al mondo. Una riprova l'abbiamo avuto di recente con la raccolta delle proposte e la loro prima selezione dello 'Starting indipendent researcher grants' del Programma
Ideas varato dall'European research council (Erc) nell'ambito del Settimo Programma Quadro (FP7) con l'obiettivo di sostenere, mediante grants compresi tra 100 mila e 400 mila euro, i giovani ricercatori dell'Unione Europea e degli Stati Associati con dimostrate capacità di diventare leader indipendenti di programma di ricerca ha raggiunto i suoi due primi obiettivi".
Le proposte degli italiani selezionate sono state 70 su 559. "Solo i tedeschi - ha aggiunto Mussi - hanno fatto meglio. Francesi, inglesi, spagnoli hanno fatto peggio: nonostante i ricercatori in Francia, Regno Unito e Spagna siano molti di più".
Per il ministro, inoltre, anche lo stato in cui versano le università italiane non è tra i peggiori.
"Le nostre università, nonostante indubbi casi di malcostume e talvolta di vere e proprie irregolarità, sono meno peggio di come le si descrive. D'altra parte i giovani laureati italiani sono tra i più richiesti all'estero. E alcune nostre università sono di assoluta e riconosciuta eccellenza". Ma la situazione delle università, come ha sottolineato lo stesso Mussi, non è poi così idilliaca.
"Non è che tutto vada bene. Lo stato italiano destina alla ricerca pubblica dal 20 al 30 per cento di risorse in meno di altri paesi europei. Questo ritardo va recuperato. Inoltre c'è un blocco che impedisce l'accesso dei giovani alla ricerca. Questo blocco va rimosso. Per mettersi al passo degli altri paesi, dobbiamo mettere a disposizione dei nostri centri di ricerca e delle nostre università più risorse, finanziarie e umane", ha concluso.
"Un discorso analogo - ha aggiunto il ministro - vale per l'università. Nel patto per l'efficienza e la stabilità che, insieme al ministro per l'economia Tommaso Padoa-Schioppa, abbiamo proposto alle università, c'è sia la stabilizzazione del Fondo ordinario che nel 2008 consentirà alle università di uscire dall'incertezza e dall'ansia che ogni anno le procurano l'aumento dei costi del personale e l'inflazione della moneta sia la destinazione di una sua parte non trascurabile (il 5 per cento, per un ammontare di 350 milioni di euro) agli atenei che avranno i bilanci a posto e otterranno le migliori performance in ricerca e didattica. Anche in questo
caso la direzione è giusta".
Ma Mussi ha ribadito più volte che la qualità della ricerca italiana non è affatto bassa. E a riprova di ciò ha sottolineato i risultati di una serie di indagini internazionali. "La qualità della ricerca italiana - ha infatti detto il ministro - non è male. Lo dicono una serie di indagini indipendenti internazionali, da quelle realizzate dall'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) a quelle proposte, nel 2004, da David King, capo dei consiglieri scientifici del governo inglese sulla rivista Nature. I ricercatori italiani son tra i più produttivi al mondo. Una riprova l'abbiamo avuto di recente con la raccolta delle proposte e la loro prima selezione dello 'Starting indipendent researcher grants' del Programma
Ideas varato dall'European research council (Erc) nell'ambito del Settimo Programma Quadro (FP7) con l'obiettivo di sostenere, mediante grants compresi tra 100 mila e 400 mila euro, i giovani ricercatori dell'Unione Europea e degli Stati Associati con dimostrate capacità di diventare leader indipendenti di programma di ricerca ha raggiunto i suoi due primi obiettivi".
Le proposte degli italiani selezionate sono state 70 su 559. "Solo i tedeschi - ha aggiunto Mussi - hanno fatto meglio. Francesi, inglesi, spagnoli hanno fatto peggio: nonostante i ricercatori in Francia, Regno Unito e Spagna siano molti di più".
Per il ministro, inoltre, anche lo stato in cui versano le università italiane non è tra i peggiori.
"Le nostre università, nonostante indubbi casi di malcostume e talvolta di vere e proprie irregolarità, sono meno peggio di come le si descrive. D'altra parte i giovani laureati italiani sono tra i più richiesti all'estero. E alcune nostre università sono di assoluta e riconosciuta eccellenza". Ma la situazione delle università, come ha sottolineato lo stesso Mussi, non è poi così idilliaca.
"Non è che tutto vada bene. Lo stato italiano destina alla ricerca pubblica dal 20 al 30 per cento di risorse in meno di altri paesi europei. Questo ritardo va recuperato. Inoltre c'è un blocco che impedisce l'accesso dei giovani alla ricerca. Questo blocco va rimosso. Per mettersi al passo degli altri paesi, dobbiamo mettere a disposizione dei nostri centri di ricerca e delle nostre università più risorse, finanziarie e umane", ha concluso.
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