giovedì 26 gennaio 2012

La libera circolazione delle menti crea un ritorno economico per tutti. A Eco Radio si parla di Scienziati di ventura

http://www.ecoradio.it/index.php?option=com_content&task=view&id=11277&Itemid=44 LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MENTI CREA UN RITORNO ECONOMICO PER TUTTI. COMPRESO IL NOSTRO PAESE
La rinascita economica dell'Italia passa, anche e soprattutto, dalla capacità di fare innovazione. E, dopo le misure economiche, servirà riorganizzare un sistema paludato che non favorisce il merito. La punta di questo iceberg è la "fuga dei cervelli", vale a dire i tanti, tantissimi, ricercatori italiani che, per ragioni economiche e non solo, dopo essere stati formati dal nostro Paese vanno a lavorare all'estero.
Da quanto tempo esiste questo fenomeno? È cambiato qualcosa nel corso degli anni? Come si fa a cambiare? Gianluca Martelliano lo ha chiesto a Mauro Scanu, autore, insieme ad Andrea Mameli, di "Scienziati di Ventura" [INTERVISTA]

lunedì 21 novembre 2011

Frenare la fuga dei cervelli è possibile? Nuove strategie per la Sardegna (Nuoro, 5 dicembre 2011)

fughe di cervelli Frenare la fuga dei cervelli è possibile? Nuove strategie per la Sardegna (Camera di Commercio di Nuoro, 5 dicembre 2011) è il convegno organizzato dall'Associazione Piccole e Medie Aziende (APAN) Sardegna per esaminare gli scenari attuali delle cosiddetti "fughe di cervelli".
Interverranno: Sandro Bianchi (Sindaco di Nuoro), Roberto Deriu (Presidente Provincia di Nuoro), Gian Franco Seddone (APAN Sardegna); Andrea Mameli (CRS4), Mauro Scanu (giornalista scientifico), Giuseppe Usai (economista), Romolo Pisano (Presidente Camera di Commercio di Nuoro), Caterina Loi (Commissario Consorzio Studi Universitàri nella Sardegna Centrale), Lorenzo Palermo (Presidente Liberà Università di Nuoro), Luigi Crisponi (Assessore Regionale al Turismo), Bruno Pilia (Presidente Provincia Ogliastra), Fedele Sanciu (Presidente Provincia Gallura). Coordina Giuseppe Deiana (L'Unione Sarda).
Alle 12 e 30 cercherà di trarre le conclusioni l'Assessore al Lavoro della Regione Autonoma della Sardegna, Antonio Angelo Liori.

lunedì 1 novembre 2010

Scienziati di ventura su Rai Radio Uno il 4 novembre 2010

La radio ne parla "La nuova emigrazione" sarà il tema della tramissione radiofonica "La radio ne parla" in onda su Rai Radio Uno il 4 novembre alle 12.35 con intervista a Mauro Scanu (autore, insieme a Andrea Mameli, del libro Scienziati di ventura).
File audio della tramissione.

sabato 8 maggio 2010

Scienziati di Ventura in radio (14 aprile 2010)

scienziati radio Scienziati di Ventura in radio (Ossidiana numero 4, Radio RAI Sardegna, in studio: Walter Falgio, Emanuele Sanna, Andrea Mameli) il 14 aprile 2010. Registrazione audio: 23 minuti.

domenica 20 dicembre 2009

Scienziati di ventura a Libri in Galleria (Cagliari, 22 dicembre 2009)

libri in galleria
Scienziati di ventura a Libri in Galleria (Cagliari, 22 dicembre 2009) MARTEDI’ 22 DICEMBRE 2009 ore 19.00 - Bastione Saint Remy - Spazio A. CUEC FRESHPRINTS, SAGGISTICA: “Scienziati di ventura”. Storie di cervelli erranti tra la Sardegna e il mondo di Andrea Mameli e Mauro Scanu.
Intervengono Andrea Mameli, Mauro Scanue Mauro Manunza.

Dal mediterraneo all’atlantico. Genesi e morfogenesi di un architetto che costruisce il nostro futuro (Blog wilfingarchitettura)

Fuga di cervelli (Blog wilfingarchitettura)

domenica 29 marzo 2009

Lettera a Presidente della Repubblica e Parlamento

Gentile redazione,
siamo un gruppo di fisici, ricercatori e tecnologi italiani impegnati in progetti di ricerca internazionali, quali gli esperimenti attualmente in corso al CERN in Europa e al FERMILAB negli Stati Uniti. Nonostante il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 6 Novembre, la preoccupazione per il futuro della ricerca italiana resta viva ed attuale. Per tale motivo, abbiamo inoltrato due lettere aperte, una al Presidente della Repubblica ed una ai membri della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica Italiana, ai membri della Settima Commissione
Permanente (Istruzione Pubblica, Beni Culturali, Ricerca Scientifica, Spettacolo e Sport) del Senato ed ai membri della Settima Commissione Permanente (Cultura) della Camera dei Deputati. Vi saremmo grati se poteste diffondere le opinioni ed il punto di vista di questo gruppo di scienziati, impegnati nella ricerca al più alto livello.
La lettera al Presidente della Repubblica e al Parlamento
Documenti per approfondire

Cordiali saluti, un gruppo di ricercatori Italiani

lunedì 17 novembre 2008

[FUGA DI CERVELLI] Un problema o una risorsa?

[FUGA DI CERVELLI] Un problema o una risorsa?
Salvatore D'Agostino

Il concetto di brain drain, letteralmente fuga di cervelli, fu formulato dalla Royal Society nel 1963 per spiegare il fenomeno degli scienziati e ricercatori inglesi che emigravano negli Stati Uniti. In seguito, la definizione più accreditata fu data da S. Commander «le migrazioni di personale qualificato da paesi in via di sviluppo a paesi sviluppati»
[SEGUE...]

Repubblica: appello scienziati in fuga

All'estero per la ricerca che non c'è raccontateci la vostra "fuga"

sabato 8 novembre 2008

Le facoltà di Scienze incontrano la stampa

Lunedi 10 novembre, alle ore 16,30, presso l'Aula Magna della Cittadella universitaria dell'Università di Cagliari (Monserrato) il Presidente della Conferenza Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Scienze e Tecnologie (e Preside della facoltà di Scienze
dell'Università di Cagliari) Roberto Crnjar presenterà alla stampa il documento indirizzato al Governo e all'opinione pubblica in merito alle problematiche della
riforma universitaria.

giovedì 30 ottobre 2008

Un Paese che esilia i giovani talenti...

Un Paese che esilia i giovani talenti distrugge il suo futuro: ricercatori d'eccellenza costretti ad espatriare
di Salvatore Settis, il Sole24Ore.it 25 Ottobre 2008

Nell'autunno 1922 due navi tedesche (poi note come Philosophy Steamers) trasportarono da Pietrogrado alla Germania centinaia di intellettuali, la crema dell'intelligentsia russa pre-rivoluzionaria. «Una deportazione di cervelli senza precedenti» (Heller), che eliminava ogni scomoda opposizione in nome di un obbligato conformismo, e che inferse alla cultura russa un colpo mortale. Non fu un caso isolato. Ci sono ideologie, regimi, situazioni che rigettano gli intellettuali, la ricerca, il pensiero creativo (il caso meglio noto è quello della Germania nazista, ma anche l'Italia fascista fece la sua parte, con intellettuali ebrei e non). Non meno massiccia di quelle è l'emigrazione forzata di giovani talenti dalla prospera e smemorata Italia degli ultimi vent'anni: secondo l'Istituto di ricerca economica di Berlino (febbraio 2008), da anni il nostro Paese esporta migliaia di ricercatori e per ogni dieci che se ne vanno meno di uno viene, o torna, dall'estero. Ma in nome di che cosa i Governi italiani, in ammirevole sintonia bipartisan, s'industriano a favorire la diaspora dei migliori giovani dal Paese? Dietro questa ostinazione c'è un'ideologia, un progetto? C'è un'idea dell'Italia, del suo futuro?

I risultati del Consiglio europeo delle ricerche (Erc) sono un'allarmante cartina al tornasole. Erc è la nuova agenzia di ricerca dell'Unione Europea, che per distribuire i suoi 7,5 miliardi ha adottato una metodologia interamente basata sul talento degli studiosi e sul merito delle loro idee. Il primo bando, riservato ai ricercatori più giovani (con un tetto di 2,5 milioni a persona), si è chiuso qualche mese fa; il secondo, per gli studiosi più avanti in carriera (con un tetto di 3,5 milioni) si è chiuso in questi giorni. Quali i risultati italiani? Sia negli starting grants per i più giovani che negli advanced grants, l'Italia è stata prima per numero delle domande (1.760 su 9.167 nel primo caso (19,2%), 327 su 2.167 nel secondo (15%): sicuro indicatore che il Paese abbonda di ricercatori di ogni età, ma anche che essi disperano di trovare in patria i finanziamenti necessari. Ma quante domande hanno avuto successo?

Negli starting grants, i vincitori italiani sono 35, al secondo posto dopo la Germania, precedendo Gran Bretagna, Francia e Spagna; è dunque chiaro che l'Italia ha offerto a questi studiosi (età media: 35 anni) adeguata formazione e ambiente di ricerca. Se però si guarda alle sedi di lavoro scelte dai vincitori, l'Italia precipita al quinto posto. Dei 35 vincitori italiani, solo 23 resteranno in patria, gli altri (coi loro fondi europei) preferiscono altri Paesi con migliori strutture di ricerca; e dall'estero in Italia arrivano solo due polacchi e un norvegese. Al contrario, in Gran Bretagna restano 24 vincitori su 29, ma se ne aggiungono 35 da altri Paesi (6 dall'Italia); in Francia restano 26 vincitori su 32, ma ne arrivano altri 12 (2 dall'Italia).

Negli advanced grants, i risultati italiani sono ancor più preoccupanti. Prima come numero di domande, l'Italia è al quarto posto per il successo (23 vincitori), dietro Gran Bretagna (45), Germania (32) Francia (30). Ma dei 23 vincitori italiani, ben 6 portano il proprio grant in altri Paesi, contro un solo non-italiano (un inglese) che ha scelto una sede italiana (Pisa). Al contrario, negli altri Paesi il rapporto fra "uscite" ed "entrate" di vincitori dei grants è molto più favorevole: il saldo netto (contro il totale di 18 grants da spendersi in Italia) è di 56 in Gran Bretagna, 32 in Francia, 26 in Svizzera. Per attrattività l'Italia è dunque all'ultimo posto, anzi sostanzialmente assente. In compenso, il Paese svetta in cima a tutte le classifiche per numero di studiosi che hanno deciso di trasferirsi altrove coi loro cospicui fondi europei. Il bilancio è disastroso: prima per numero di domande (cioè per potenzialità), l'Italia è ultima in Europa per capacità di attrarre studiosi da fuori, ma anche di trattenere i propri cittadini.

In nome di che cosa maggioranza e opposizione, ministri e deputati assistono passivamente a questa emorragia di forze intellettuali? Nessuno potrà credere sul serio che alla base vi sia un calcolo economico. È evidente che formare nuove generazioni di ricercatori per poi "regalare" i migliori ad altri Paesi non è un buon investimento. Eppure, nella strettoia che l'università italiana sta attraversando questi dati non sembrano avere alcun peso, quasi per corale cecità di un Paese determinato a indietreggiare. I severi tagli della legge 133/2008 incideranno seriamente sul futuro dell'università. Sarebbe ingiusto non riconoscere le gravi difficoltà economiche del momento, come lo sarebbe non ammettere i troppi casi di cattiva amministrazione delle risorse da parte degli Atenei. Il paradosso è che i finanziamenti per università e ricerca in Italia sono da troppi anni strutturalmente insufficienti (meno di un terzo dell'obiettivo fissato dall'agenda di Lisbona) ma al tempo stesso le scarse risorse vengono spesso sprecate o mal spese. Ma nessuna scure che si abbatta alla cieca ha mai generato nuove forme di virtù: colpendo in misura eguale chi ha gestito malissimo le proprie risorse e chi lo ha fatto al meglio, la legge Tremonti non ha dato all'università italiana il segnale giusto.

Brunetta: I ricercatori sono un po' capitani di ventura

«Non saranno a spasso, si cercheranno qualcos' altro da fare. Altri progetti, altre esperienze, magari in giro per il mondo. Siamo chiari: la ricerca è questa. I ricercatori sono un po' capitani di ventura, stabilizzarli è un farli morire. Lo sa anche il professor Marino, che tanto mi critica. Senza tutti i progetti cui ha partecipato, gli istituti in cui ha lavorato, lui non sarebbe il professor Marino e io non sarei il professor Brunetta»

Brunetta: Potrò assumere solo il 40% dei ricercatori precari (Repubblica, 12 ottobre 2008, pagina 24, ECONOMIA)

sabato 25 ottobre 2008

Scienziati di ventura a Villa Clara.

scienziati di ventura Le prospettive della ricerca in Italia, il problema della fuga dei cervelli, il ruolo dell'università e della ricerca privata saranno i temi al centro della presentazione del libro Scienziati di ventura di Andrea Mameli e Mauro Scanu (Edizioni Cuec, 2007) il 29 ottobre a Cagliari (con inizio alle 18 e 30) per il ciclo Clara Libera. Ne parleranno con gli autori il giornalista Roberto Morini (La Nuova Sardegna) e il ricercatore Michele Saba (Dipartimento di Fisica, Università di Cagliari).
In collaborazione con la Biblioteca Provinciale di Cagliari per il ciclo Pagine di Scienza.

domenica 19 ottobre 2008

Lezioni di fisica a Montecitorio il 20 ottobre.

ANSA - ROMA, 19 OTTOBRE - Docenti e studenti del dipartimento di Fisica della Sapienza organizzeranno domani lezioni di fisica davanti alla Camera dei deputati. Per protestare contro il governo e la legge 133. E' l'ultima forma di protesta, dicono gli organizzatori dell'iniziativa, contro 'i tagli all'universita' e alla ricerca, la trasformazione degli atenei pubblici in fondazioni di diritto privato e il turn over bloccato al 20%'.

mercoledì 30 luglio 2008

Il 4 Novembre al Festival della Scienza si parla di aumentare il salario dei ricercatori in Italia

Il 4 Novembre 2008 al Festival della Scienza di Genova tavola rotonda organizzata dall'Associazione Italiana per la Ricerca sulle modifiche legislative atte a garantire un aumento di salario (del 40% in due anni) per i ricercatori italiani, allo scopo di adeguarlo alla media europea.
Modera: Emil Abirashid (Nova24)
Sede: Genova, Sala Chierici, Biblioteca Berio
Orario d'inizio: 15.30

mercoledì 16 luglio 2008

"In Italia clientele e nepotismo", l'allarme dei "cervelli in fuga" (Il Messaggero, 07 Luglio 2008)

Antonio, Fabio e gli altri scrivono a www.ilmessaggero.it all'estero salari più alti "In Italia clientele e nepotismo", l'allarme dei "cervelli in fuga" (Il Messaggero, 07 Luglio 2008) [File Pdf, 468 Kb]

Scienziati di ventura a Nudo e Crudo (Radio Uno)

nudo e crudo Giulia Fossà (autore e conduttrice del programma mattutino di approfondimento
culturale, costume e società di Radio1 Rai Nudo e Crudo) giovedì 17 luglio intervisterà Mauro Scanu, fra le 10 e 30 e le 11 e 30.
Si parlerà del nostro libro, Scienziati di ventura, e dell'argomento sempre attuale delle cosiddette fughe di cervelli.

sabato 12 luglio 2008

Il Belpaese ha perso il treno, I suoi talenti costretti a prendere l’aereo.

Il Belpaese ha perso il treno, I suoi talenti costretti a prendere l’aereo.
La fuga dei cervelli è ormai un fenomeno talmente ricorrente e consolidato in Italia, che sembra essere diventato normale e quasi comunemente accettato, una routine per un paese che con un eufemismo potremmo definire anziano e stanco, lacerato da un’instabilità politica interna e da una mentalità collettiva che lo sta portando a sopportare ogni cosa o addirittura a non vedere i problemi di cui sta soffrendo.
Un tempo il nostro Paese era famoso nel mondo per la letteratura, per l’arte, per la politica, per le scienze e per altre nobili ragioni, ora in tutti questi settori siamo fortemente indietro rispetto agli altri paesi europei e a numerosi altri paesi del pianeta. Tuttavia l’italiano tipico si considera ancora al centro del mondo, soprattutto dopo che l’Italia ha vinto i mondiali di calcio: campioni del mondo? Si ma solo in uno sport o forse anche in ipocrisia.
Fortunatamente c’è anche chi denuncia una situazione molto meno serena su temi di gran lunga più importanti, come fa Irene Tinagli nel suo nuovo libro “Talento da Svendere”.
Il fatto che numerosi talenti italiani decidano sempre più spesso di fuggire all’estero è dovuto fondamentalmente alle tre cause riportate nell’articolo di Michele Smargiassi su Repubblica: l’università, l’impresa e la geografia.
Senza ripetere quanto detto dal giornalista mi soffermerò a discutere queste tre ragioni con lo sguardo dello studente, che sfortunatamente sta vivendo in prima persona questo drammatico problema.
Per quanto riguarda l’università, ritengo che oltre ai problemi giustamente sottolineati da Smargiassi, vi sia la scarsa capacità di motivazione e il totalmente assente incentivo alla creatività da parte delle facoltà italiane. Per quanto riguarda ingegneria, che è stata la mia scelta come percorso di studi, ho potuto notare in questi anni la scarsità di docenti che sappiano motivare i propri studenti, che riescano a dare loro un punto di vista anche solo un poco diverso da quello convenzionale incentrato su nozioni e formule da sapere a memoria senza un minimo accenno allo sviluppo della propria creatività.
Sono arrivato a Ingegneria Informatica ormai 3 anni fa, con una passione per l’informatica, con gli occhi del ragazzino che a 5 anni assemblava computers nel negozio sotto casa e mi preparo ad uscirne ora nauseato dalla mia stessa passione, totalmente privo di interesse per quello che ho scelto e con un unico interesse rivolto all’economia, la materia che ha meno a che fare con le altre nel mio corso di laurea e che forse anche per questo ha assunto ai miei occhi un fascino particolare essendo l’unica che riesce a stimolare la mia creatività.
Ed è proprio il fattore creatività che ha generato quello che Google ha definito il “problema Facebook”, ovvero la fuga di cervelli da Google verso l’azienda di Zuckerberg, una migrazione che sembra dovuta proprio alla ricerca di avventura, di un luogo in cui si possa nutrire la propria genialità e creatività, luogo che era rappresentato dalla Google di ieri e che si può trovare nella Facebook di oggi.
Purtroppo la maggior parte dei miei colleghi con cui ho occasione di parlare non la pensano allo stesso modo, sono ormai assuefatti dal sistema “studia, impara a memoria, registra il voto, dimentica e trova lavoro il prima possibile, possibilmente vicino a mamma e papà” caratteristico del sistema universitario e sociale di questo paese.
Le imprese sono certamente un altro fattore critico. In Italia predomina la piccola e media impresa, spesso a conduzione familiare, quasi sempre diffidente rispetto ad ogni apertura verso l’esterno, poco propensa ad accettare apporti esterni non solo in termini di finanziamenti (che non siano pubblici e a fondo perduto), ma anche di idee capaci di innescare processi virtuosi di innovazione: un cocktail letale per un neo laureato con talento e creatività.
Per quanto riguarda i bassi salari la cosa che ritengo maggiormente triste è che tra i miei colleghi universitari c’è ancora la convinzione che il titolo di Ingegnere Informatico ti dia automaticamente la possibilità di ricoprire ruoli importanti e guadagnare molto denaro: quando faccio loro notare che attualmente la figura del programmatore in un azienda informatica (ruolo spesso ambito dagli Ingegneri che non sanno che per svolgerlo basta un diploma di un istituto tecnico) è pressappoco l’equivalente di quella di un operaio metalmeccanico, vengo accusato di pessimismo.
Infine anche la geografia come viene sottolineato nell’articolo è un aspetto che non va sottovalutato: la mentalità degli italiani è per la maggior parte chiusa e miope; mi permetto di fare alcuni esempi senza scendere troppo nello specifico.
La nuova generazione di imprenditori che si sta formando, per lo meno in Veneto, è spesso composta da figli di papà che non hanno dovuto fare nemmeno un briciolo di fatica per raggiungere i loro obbiettivi, grazie agli sforzi compiuti dai loro genitori in passato, una generazione che è spesso più attenta ad esibire la propria automobile per le strade del centro città piuttosto che a interessarsi di un’azienda che non sentono come propria in quanto non hanno dovuto faticare per ottenerla.
L’egoismo che porta molti imprenditori a ritenere di gran lunga più importante guadagnare molto denaro con metodi leciti e illeciti senza interessarsi o perfino a discapito del bene della collettività non è certamente un fattore positivo per la formazione di imprese che possano aiutare il nostro paese a recuperare.
Se poi si pensa che una lingua come l’inglese, fondamentale nel business a livello internazionale, è spesso del tutto ignorata dai nostri imprenditori veneti che faticano addirittura ad esprimersi in un italiano privo di storpiature dialettali, si capisce che mancano addirittura le basi per l’innovazione.
La mentalità bigotta di cui si parla nell’articolo la fa infatti da padrona in Italia, un paese in cui la donna è spesso ancora considerata inferiore all’uomo, dove orientamenti sessuali e colore della pelle determinano le capacità e la qualità delle persone, dove tutto ciò che viene da fuori dei nostri confini viene visto con timore e con disprezzo.
Nonostante vi siano ogni tanto delle buone notizie che sembrano invertire questa tendenza (un esempio che balza alla mente è l’elezione di Emma Marcegaglia a presidente di Confindustria) temo che questo possa rimanere un caso isolato, una sorta di bella eccezione che conferma una triste regola.
L’amara conclusione è che il nostro paese continua a perdere giovani talenti che migrano all’estero e tende a produrne sempre di meno, ma una soluzione c’è e non è quella di accettare le cose così come stanno, bensì rimboccarsi le macchine e lavorare per creare le condizioni adatte al proliferare di quel genio e di quella creatività italica che contraddistinsero la nostra nazione.
E soprattutto, diversamente da chi continua a sostenere che i Veneti sono la locomotiva d’Italia, è necessario rendersi conto che il treno dell’innovazione l’abbiamo perso da un pezzo e dobbiamo cominciare a camminare con le nostre gambe perché al momento siamo rimasti a piedi.
Jacopo Buriollo

L’articolo di Michele Smargiassi sui talenti sprecati tratto da Repubblica.it:
http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/scuola_e_universita/servizi/cervelli-sprecati/cervelli-sprecati/cervelli-sprecati.html?ref=search

L’articolo di Paolo Pontoniere su Google e il problema Facebook tratto da Repubblica.it:
http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/scienza_e_tecnologia/google-7/cervelli-in-fuga/cervelli-in-fuga.html?ref=search